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Cari soci,
scrivo questa lettera aperta per condividere con tutti voi le ragioni che hanno spinto il sottoscritto e il consiglio direttivo della Sezione CAI di Roma ad approvare un bando per l’affidamento in gestione del rifugio Duca degli Abruzzi. E’ fuori discussione il valore strategico e storico che i rifugi gestiti (e in generale i ricoveri di montagna) hanno per il nostro sodalizio. Tuttavia, particolarmente in questo momento di crisi economica e di grande disagio sociale, è doveroso per noi essere trasparenti in merito alla contabilità anche quella relativa ai rifugi della sezione di Roma.
Di seguito alcuni dati certi in nostro possesso.
1) Il CAI sezione di Roma in 10 anni (2005-2014) ha speso 50.000 euro in più di quanto ha incassato tra canoni d’affitto, contributi pubblici e contributi del CAI Centrale per la gestione dei rifugi di sua proprietà (Duca degli Abruzzi, Franchetti, Sebastiani). Da qui emerge una prima evidenza: la sezione CAI di Roma registra forti perdite nella voce “Rifugi” a fronte di alquanto modesti canoni d’affitto.
Nel programma elettorale avevamo chiaramente indicato al punto 3 che nostro obiettivo sarebbe stato quello di “Garantire una gestione trasparente ed economicamente sostenibile di questa grande risorsa che sono i rifugi attraverso procedure di assegnazione aperte e competitive”. Dunque una volta eletto Presidente ho avuto il dovere, sulla base dei dati in mio possesso, di verificare quale fosse la strada migliore per far sì che i Rifugi non fossero più un costo netto per la nostra sezione. Vorremmo infatti che fosse possibile investire sul loro mantenimento e miglioramento senza attingere alle risorse alimentate dalle quote sociali versate dai soci. Per prima cosa abbiamo studiato la redditività, potenziale e reale (dichiarata e non) dei rifugi di nostra proprietà. I dati su questo fronte purtroppo scarseggiano o comunque sono in genere ben poco affidabili. Inoltre, il CAI non ha, come sezione, nessuna possibilità di controllarli. Mi limito a riportare i bilanci di cui sono venuto a conoscenza:
– Rifugio Sebastiani ha presentato alla sezione una rendicontazione costante e dettagliata (più per quanto riguarda le spese meno per quanto attiene alle entrate) negli ultimi 5 anni dichiarando un incasso oscillante tra i 54.000 e i 65.000 Euro l’anno. Le spese rendicontate sono suddivise a seconda di voci specifiche di costo (si ricorda che la gestione di questo rifugio è particolare data la forma cooperativa che la caratterizza: ci sono tanti piccoli aiuto-gestori e una gestrice-coordinatrice pertanto giustamente gran parte delle risorse viene impiegato per la retribuzione delle giornate di lavoro. Tanto per citare un numero indicativo i costi vivi per l’approvvigionamento ammontano a Euro 10.000). – Rifugio Duca degli Abruzzi ha presentato negli ultimi 3 anni delle rendicontazioni indicando come incasso nell’ultimo anno la somma di Euro 97.000 (poco dettagliato) e spese (sufficientemente dettagliate) per Euro 75.000. – Rifugio Franchetti Risultano pervenute rendicontazioni approssimative di lavorazioni effettuate presso il rifugio (con il solo placet della Commissione Rifugi) ma non risultano bilanci integrali Voglio fare due appunti a proposito delle rendicontazioni che riceviamo dai gestori.
Innanzi tutto, una delle giustificazioni ricorrenti che i rifugisti pongono a difesa delle loro mancanze è che il CAI è inadempiente dal punto di vista amministrativo. I nostri rifugi, in quanto costruiti anche più di cento anni fa (1908 Duca, 1922 Sebastiani, 1960 Franchetti) presentano, a normativa vigente, delle problematiche urbanistiche di vario genere che stiamo risolvendo con tutte le autorità e gli enti interessati. Questo non esenta nessuno né dal redigere regolari contratti con i dipendenti né dall’adempiere con regolarità i debiti con il fisco né dal presentare regolari bilanci alle autorità preposte ove questi siano richiesti. In secondo luogo, secondo voci non ufficiali ma ben informate le spese nei rifugi (comprensive di canone di gestione, retribuzione della mano d’opera oltre ad approvvigionamenti e costi vari) generalmente raggiungono al massimo il 40-45% degli incassi reali. Questo dato è evidentemente in contrasto con alcuni numeri diffusi nelle rendicontazioni che riceviamo. Nessuno, all’interno del consiglio direttivo, crede che il lavoro del gestore di rifugio sia un lavoro facile, anzi. Siamo grati ai gestori dei rifugi che svolgono una funzione importantissima. Probabilmente è un lavoro molto gratificante dal punto di vista dei risultati ottenuti o dal luogo in cui si lavora. Ma è pur sempre un lavoro e qualsiasi lavoro lo si fa per portare a casa il pane; nessun rifugista lavora semplicemente per la Gloria. Chiarite queste premesse sta ad ognuno di voi soci informarvi e domandarvi quale valore economico reale costituiscano i rifugi (al di là di ogni romanticismo interessato). Se è pur vero che rappresentano un valore sociale, baluardo del CAI in montagna insieme alla rete sentieristica, rimangono tuttavia delle attività commerciali di cui è doveroso valutare il peso e le potenzialità economiche. Personalmente sono convinto che anche i volontari che prestano un servizio utile alla collettività debbano essere giustamente retribuiti, pertanto non contesto il fatto che i gestori percepiscano dei guadagni. Credo però che sia volontà comune alla maggioranza silenziosa dei soci che tali profitti siano resi pubblici e trasparenti, visto che derivano dalla prestazione di un servizio pubblico e dall’utilizzo di un bene comune costruito e manutenuto con i soldi della collettività. La maggioranza del consiglio direttivo ha creduto che la strada migliore per garantire ai soci l’economicità, la trasparenza e la pubblicità della gestione dei rifugi fosse quella di bandire un concorso pubblico aperto a tutti. Si può discutere sui metodi ma è importante che il CAI se vuole continuare a sopravvivere come realtà virtuosa non si nasconda più dietro un buonismo di facciata e risolva il problema di una gestione personalistica e quasi familistica di un bene comune a tutti i soci.
Il Presidente della Sezione CAI di Roma |